Il concetto di povertà educativa è apparso per la prima volta in letteratura negli anni ’90 e da allora è stato ripreso dalle organizzazioni non governative (in particolare Save the Children) e dai governi nella definizione delle politiche per i bambini e gli adolescenti.
Un bambino è soggetto a povertà educativa quando il suo diritto di apprendere, formarsi, sviluppare abilità e competenze e coltivare le proprie aspirazioni e i propri talenti viene privato o compromesso. Non si tratta quindi di una mera compromissione del diritto allo studio, ma della mancanza di opportunità educative nel suo nucleo: da quelle legate alla fruizione culturale al diritto al gioco e alle attività sportive; mancanza di opportunità che influisce negativamente sulla crescita del bambino. Riguarda in generale i bambini e gli adolescenti che vivono in contesti sociali svantaggiati, caratterizzati da disagio familiare, insicurezza lavorativa e privazioni materiali.
Trattandosi di un fenomeno complesso, non è facile darne una misurazione sintetica. Infatti, la povertà educativa riguarda diverse dimensioni (opportunità culturali, scolarizzazione, relazioni sociali, attività educative) che devono essere tenute in relazione tra loro.

Un approccio utile per iniziare a misurare l’incidenza della povertà educativa è quello di misurare i livelli di povertà assoluta con riferimento a un territorio più o meno ampio, nonché la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione.
Questi dati non forniscono una chiara “istantanea” dell’incidenza della povertà educativa, ma possono aiutarci a creare un contesto, sapendo che la povertà educativa è un fenomeno multidimensionale che dipende, tra gli altri fattori, da una situazione di deprivazione materiale e di esclusione sociale ed è essa stessa una causa di esclusione e povertà.
Secondo i risultati dei Paesi e delle economie che hanno partecipato a PISA 2018, il previsore più affidabile del futuro successo scolastico di un bambino – e, in molti casi, dell’accesso a occupazioni ben pagate e di alto livello – è la sua famiglia. I bambini provenienti da famiglie a basso reddito e con un basso livello di istruzione di solito affrontano molte barriere all’apprendimento. Una minore ricchezza familiare spesso si traduce in minori risorse educative, come libri, giochi e materiali didattici interattivi in casa.
Le barriere nell’accesso a livelli di istruzione più elevati possono tradursi in una mancanza di conoscenza del mondo che gravita intorno ai concetti di sostenibilità e spreco alimentare, nonché di cambiamento climatico. Sono percepiti come temi irrilevanti, lontani dalla “praticità” della vita quotidiana.
